Guida tecnica di tartuficoltura

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Le Pratiche Colturali delle Quattro Fasi

Fase 1 - Piantagione

L'obiettivo è di impiantare efficacemente una piantagione da tartufo. Infatti, e’ necessario che gli alberi da tartufo siano perfettamente stabiliti alla fine del primo anno di vegetazione per potere in seguito subire le costrizioni dell'ecosistema del tartufo o dell'ambiente naturale favorevole al tartufo. Questa logica deriva dalla concezione della tartuficoltura a seguito di sperimentazione e basata sulle esperienze percepite dall'ambiente del tartufo naturale.

 

1 -  Quale terreno e suolo scegliere?

 Scegliere un terreno ben esposto per evitare il gelo precoce nei tartufi in novembre o durante i grandi colpi di freddo in gennaio o febbraio. Preferire un lotto con la possibilità d'innaffiamento ed evitare i lotti esternamente chiusi da boschi di querce a causa delle possibili contaminazioni più difficili da controllare. Il terreno di coltura colonizzato dalle piante selvatiche (graminacee, e altre specie che formano Mesobromion ossia un prato calcareo e mesoxerofilo) sono località privilegiate che non occorre rovesciare con un'aratura profonda. Sono gli ambienti nei quali si sviluppano le tartufaie naturali. Suolo calcareo, ph intorno ad 8, con ottimo drenaggio, arieggiato,  vivo (con una buona attività biologica), ed i caratteri del suolo considerati idonei per i tartufi, l'analisi del terreno è raccomandata.

 

 2 -  Come preparare il suolo prima della piantagione?

 Non praticare un’aratura profonda che rovescia gli strati superficiali. Preservare l'orizzonte umifero, soprattutto nella parte di suolo superficiale (da 10 a 15 cm) situato sulla roccia madre calcarea. Conservare l'ecosistema del terreno di coltura quando ciò è possibile non arando interamente il lotto ma soltanto le linee di piantagione o i fori di messa in atto degli alberi.

3 -  Quali semenzali e piantine scegliere?

·         Piantare solo alberi certificati con Tuber Melanosporum.

·         La Roverella e il Leccio sono le piantine raccomandate.     

·         Il Leccio deve essere piantato a fine stagione (da fine  

      febbraio a fine marzo), a causa dei rischi di gelo in dicembre    

      o gennaio, ed essere utilizzato su suolo pietroso.

·        Il nocciolo è molto sensibile alle contaminazioni con il tartufo Tuber brumale e deve essere evitato nei posti boscosi.

 

4 -  Quanti alberi per ettaro piantare?

 La densità di piantagione è decisa in funzione alla profondità del suolo, delle condizioni di coltura previste (innaffiamento, lavoro del suolo), di considerazioni economiche e di disponibilità in manodopera.

Di norma, su suolo profondo, piantare meno densamente (8 m x 6 m o 8 m x 8 m); su suolo superficiale, piantare stretto (6 m x 6 m o 6 m x 4 m).

                                   

5 -  Come picchettare il lotto?

 Tenere conto dell'orientamento delle linee di piantagione al momento del picchettaggio. Preferire gli assi nord-sud per favorire l’assolamento delle interlinee.

Evitare il picchettaggio nel senso della pendenza in caso di situazione sensibile all'erosione.

Mettere un palo in funzione della forma di protezione del semenzale (rete o mini-serra).

 

6 -  Come piantare gli alberi?

 - Piantare in un suolo morbido, né secco né bagnato.

 - In novembre-dicembre o in febbraio-marzo.

 - Proteggere gli alberi con una rete o una mini-serra.

 - L'uso della mini-serra (Tubo di 60 cm) permette  di realizzare una collinetta di terra che è preferibile a tutte le pacciamature poiché aumenta la riserva d’acqua  nel suolo e migliora l’ambiente sotto la collinetta.

7 -  Quale cura riservare alla piantagione il primo e il secondo anno?

·         Controllare ed eliminare le cattive erbe concorrenziali il primo anno (l'utilizzo della mini- serra o shelter, permette di semplificare l'operazione mediante un diserbante chimico (glifosate) usato attorno al semenzale). Quando la crescita dell'erba è debole (suolo superficiale), preferire il tagliaerba all'uso del glifosate.

·         Irrigare le giovani piantine in caso di periodo secco prolungato. L'uso della mini-serra permette un risparmio idrico (3 o 4 litri ogni 15/20 giorni bastano in un anno normale).

·         Proteggere la piantagione contro i predatori e malattie: insetti defogliatori, oidio della quercia, cinghiali.

 

 Fase 2 - Cura della Giovane Tartufaia

 Il nostro obiettivo è la cura del suolo della piantagione tra il momento in cui è stata impiantata e l'inizio della produzione. La nostra logica è di privilegiare il fungo e le condizioni ambientali considerate favorevoli per l'inizio della fruttificazione, in particolare favorire la formazione delle tartufaie in modo naturale. Infatti, abbiamo osservato che condizioni di coltura simili a quelle dell'arboricoltura non sono favorevoli ad una produzione tartuficola di qualità.

 

1 -  Quale cura riservare al suolo?

 Due scelte possibili: lavorare il terreno con attrezzi a denti o controllare la crescita della flora indigena componente di base dell'ecosistema tartufo. Si preferisce la seconda soluzione tenuto conto dei risultati sperimentali e dell'osservazione della dinamica del terreno in occasione della formazione delle tartufaie naturali.

·         Lavoro del suolo minimo per non favorire le contaminazioni con Tuber Brumale    o Tuber Aestivum, cioè molto superficiale (5 cm), due volte l’anno con motozappa o motocoltivatori, preservando la colonizzazione naturale di alcune piante selvatiche (more, graminacee, ecc.).

 ·         Usare il tagliaerba tra le file e pulizia degli alberi sulla fila usando il decespugliatore a mano. (Non utilizzare diserbanti chimici eccetto per focolai di piante selvatiche difficili da controllare. La presenza di piante concorrenziali alla crescita dell’albero, non è pregiudizievole al tartufo se l’albero ha iniziato bene la sua crescita.

2 -  Occorre  irrigare gli alberi?

·         Non irrigare eccetto che in caso di siccità, almeno di 5 settimane o di un'estate eccezionale come nel 2003 (occorre evitare la crescita degli alberi e delle loro radici suscettibili a contaminarsi). Se la ripresa degli alberi il primo anno è stata eccellente, l'albero da tartufo resisterà molto bene ad un lungo periodo senza acqua (2 mesi). 

3 -  Quale potatura riservare ai giovani alberi?

·         Taglio leggero di formazione per rettificare alcuni alberi avente un portamento troppo basso o brutto.

4 -  Contro chi proteggere la piantagione?

·         Sorvegliare gli attacchi d'oidio sulle querce (trattare con zolfo).

·         Trattare gli insetti defogliatori a maggio e giugno (insetticida ecologico o chimico).

·         Proteggere il lotto contro i cinghiali (recinto elettrico).

·         Sorvegliare i danni dei caprioli, difficili da controllare, eseguire una recinzione alta  circa 2 metri.

5 -  Occorre il fertilizzante o modificare il suolo della piantagione?

·         A partire dall’analisi del terreno, correggere le eventuali carenze.

·         La fertilizzazione non va eseguita per migliorare la produzione di tartufi che non è ancora cominciata.

 

Fase 3 Gestione della Tartufaia in Produzione

 Il nostro obiettivo è la coltura della piantagione al fine di migliorare e mantenere la produzione di tartufi. Infatti, poiché la produzione è iniziata, il nostro obiettivo è che questa sia ottimale e duri il più a lungo possibile.

 1 -  Perché e come lavorare il suolo?

 Il lavoro del suolo ha per scopo l’ottenimento di tartufi più grandi in un ambiente arieggiato, vivo, e dotato di una buona riserva d’acqua. Esperienze hanno mostrato che alcuni tipi di lavorazione del suolo, non permettevano di iniziare la produzione di tartufi.

·         E’ realizzato con attrezzi a denti (trainati o manuali) in primavera, su un suolo ed a una profondità che va da 5 a 10 cm.

·         Il lavoro manuale (attrezzo a 3 o 4 denti denominato forcone) sui buoni alberi produttori è da preferire prendendo la precauzione di non rompere le radici. Se è effettuato senza  zappare, semplicemente raschiando il suolo per aumentare la sua aerazione, il lavoro del suolo può essere molto tardivo, cioè fino alla fine di giugno.

2 -  Come proteggere i tartufi della mancanza d'acqua?

L'innaffiamento delle tartufaie è una pratica difficile con diverse opinioni in merito. Tuttavia, oltre ad una certa soglia di siccità il tartufo muore. Due soluzioni si impongono: ritardare la soglia di siccità con la copertura del suolo (pacciamatura) e apportare l'acqua.

Vediamo alcune norme per l'innaffiamento che deve essere effettuato in funzione del ciclo del tartufo tenuto conto che il periodo più sensibile si situa nel mese d'agosto e che i tartufi sono resistenti alla siccità (da 20 a 25 giorni in media, o più). Infine, la sperimentazione ha fatto dedurre che occorre irrigare soltanto gli alberi buoni produttori; l'innaffiamento degli altri alberi che producono poco o sterili sembra inutile e in alcuni terreni (argillosi) è nocivo ad un'evoluzione positiva dei risultati della piantagione.

·         In luglio, l'innaffiamento può avere luogo ogni 25 giorni (da 20 a 25 mm).

·         In agosto, ogni 15/20 giorni (20 a 25 mm).

·         In settembre, ogni 20/25 giorni (20 a 25 mm).

·         La copertura del terreno con rami permette di prolungare il periodo di resistenza dei tartufi alla siccità.

·         La natura del terreno (sabbioso o argilloso) e le condizioni climatiche determinano la riserva in acqua del suolo ed il metodo d’irrigazione. 

3 -  Perché la potatura e quali alberi tagliare?

Nello stato attuale delle conoscenze, non è possibile stabilire un legame ragionevole tra la potatura dell'albero ospite e la produzione dei tartufi anche se si constata che, i buoni alberi produttori, in suolo superficiale, hanno un raggio del pianello uguale ad una volta e mezza circa quello della chioma. La potatura è eseguita soprattutto per ottenere le condizioni ottimali di illuminazione solare della piantagione e di concorrenza nutrizionale del fungo nel suo ambiente. Può essere eseguita anche per dare più ampiezza al pianello rispetto all'albero

·         Tagliare inizialmente gli alberi che non producono per dare spazio ai produttori.

·         Tagliare più tardi gli alberi produttori per conservare la perennità della produzione.

 4 -  Contro quali animali e parassiti proteggersi?

·         Proteggere il lotto contro i cinghiali (recinto elettrico, rete in ferro legata al calcestruzzo) soprattutto quando gli alberi sono irrigati in estate.

·         Trattare gli insetti defogliatori in caso di invasioni importanti.

5 -  Come fertilizzare e modificare?

·         Il miglioramento dell'attività biologica del suolo mediante la posa di rami è favorevole alla nutrizione dei tartufi. Apporti di terra su pianelli  produttori in suolo superficiale sono benefici.

·         A partire dall'analisi del terreno correggere le eventuali carenze.

·         La fertilizzazione organo-minerale per migliorare la produzione di tartufi è ancora realizzata in un quadro sperimentale. In questo contesto, si raccomanda di fertilizzare  in piccole parti di tartufaia, non bisogna spargere fertilizzanti su tutto o su gran parte del pianello. Il risultato da temere è la sua regressione con la scomparsa della produzione.

 

Fase 4 - Il Rinnovamento della Vecchia Tartufaia

 Dopo avere osservato il declino o la scomparsa della produzione sulla piantagione, l'obiettivo del tartuficoltore è di operare al fine di illuminare con il sole l’impianto per restaurare condizioni ecologiche compatibili con la fruttificazione del tartufo nero Tuber melanosporum.

In effetti, l'interruzione di produzione delle vecchie piantagioni ha fra le cause conosciute o probabili l'eccesso d'ombra, l'accumulo di materia organica dovuta soprattutto agli strati di foglie e rami, a volte l'abbondanza di una vegetazione avventizia (ginepri, cespugli, erbe), con alcune ripercussioni sulla natura e la ripartizione dei funghi micorrizici presenti in quest'ambiente popolato da alberi in passato produttori.

I risultati delle operazioni di rinnovamento sono a volte molto variabili. Le quantità più o meno importante di tartufi raccolti sotto gli alberi trattati, costituiscono tuttavia un incoraggiamento prima della produzione delle giovani piantagioni. Inoltre, dopo che una piantagione è stata rinnovata ed ha  cessato di produrre, è possibile sradicare gli alberi per una riduzione di coltura, seguita eventualmente da una nuova piantagione.

1 -  Diradamento

·         Gli alberi da conservare sono selezionati e scelti considerando che devono essere allontanati da 10 a 15 m (densità da 80 a 40 alberi/ha) secondo la loro importanza.

·         Gli alberi di troppo si devono tagliare con motosega a 50 cm del suolo per facilitare la loro individuazione (e questo eviterà di danneggiare gli attrezzi del trattore al momento del lavoro del suolo, in particolare i denti dell'attrezzo), la loro eventuale estirpazione sarà eseguita per mezzo di trattore con pala.

·         Per evitare che i tronchi degli alberi tagliati germoglino in primavera, si può scegliere di tagliarli nel mese d'agosto. Un diserbante può essere versato in scanalature  realizzate con la motosega all'interno dei tronchi.

·         Questi lavori sono generalmente realizzati in autunno o in inverno.

2 -  Decespugliamento

·         Se la vegetazione arbustiva (ginepri, ginestre, acero, corniolo, sanguinello) non è molto sviluppata, un passaggio di motozappa o motocoltivatore può bastare a controllarne la  presenza che è nociva soltanto se presente in eccesso.

·         In caso di arbusti molto sviluppati che chiudono l’illuminazione della tartufaia, questi potranno essere sradicati prendendo la precauzione di non rovesciare gli strati del suolo, in particolare evitando di mettere a nudo la roccia madre.  

·      Gli alberi restanti possono essere sfrondati e tagliati in marzo-aprile o in agosto-settembre. Lo stress della potatura alla fine dell'estate è molto importante e impegnativa per l’albero e può essere eseguita solo con alberi particolarmente vigorosi in un suolo profondo.

·      La potatura di aerazione è eseguita in modo da migliorare l’illuminazione ed il riscaldamento del suolo.

·      Questo taglio può essere seguito da una cimatura ai due terzi o alla metà dell'altezza degli alberi

4 -  Lavorare il terreno il primo anno. 

·         Il campo è lavorato con erpice il primo anno in primavera su una profondità da 10 a 15 cm. Non bisogna temere di rompere le radici. Il fatto di tagliare delle radici è probabilmente all'origine di una nuova formazione di radici suscettibili di portare delle micorrize di tartufo.

·         E’ possibile lavorare parecchie volte il campo nel primo anno, senza tenere conto della stagione.

·         Un aggiunta di calcare stritolato, eventualmente di natura dolomitica, può essere aggiunto nell’aratura, in dosi di una tonnellata per ettaro.

 

    5 -  Lavorazione del terreno e dell’ambiente a partire dal secondo anno.